Investire sul mattone è una filosofia che si è perpetrata nei secoli, tramandandosi di generazione in generazione, di padre in figlio. Una casa è un punto di riferimento, un luogo sicuro, un tetto sulla testa al di sotto del quale costruire il proprio futuro sia in famiglia, sia come single. L’idea di possedere una casa ha da sempre suscitato una serie di emozioni, prima fra tutti quella di considerarsi ricchi, benestanti e con abbastanza soldi da poter campare negli anni a venire. Non a caso il valore attuale di un immobile supera sempre i quattro zeri, anche se si tratta di una vecchia rimessa e acquistarne la proprietà significa avere le possibilità finanziarie per accendere un mutuo. Da ultimo gli istituti di credito sono ben propensi nello stipulare contratti di finanziamento solo in presenza di solide garanzie che permettono di acquistare un’abitazione in tutta sicurezza: spiccano il possesso di una busta paga ”a tempo indeterminato”, garanzie ipotecarie, piccole somme accantonate in fondi di risparmio o su libretti ed avalli rilasciati da genitori e parenti.

In altri termini l’acquisto di una casa è uno status symbol e consente a chi ne ha le capacità di rientrare fra gli appartenenti alla così detta classe sociale dei borghesi. Oggi più di ieri possedere casa è più una chimera che un sogno, un buon modo per ottenere consensi all’interno della società.

Il binomio casa = ricchezza in linea generale ci è stato tramandato dai nostri nonni che tanto hanno lavorato per lasciare ai propri figli un tetto sulla testa. In alcune aree dell’Italia ancora tutt’ora vige la tradizione del ”il marito porta la casa, la donna porta la dote” proprio a voler sottolineare che il completamento di una famiglia avviene solo in presenza di cospicue ricchezze messe in comunione da lui e da lei. Solo in presenza di solide basi, rappresentate appunto da un immobile, sarà possibile intraprendere la strada della vita di coppia e poco importa se un domani, a seguito di una separazione, l’abitazione principale spetterà al coniuge economicamente più debole.

Ma il binomio casa = ricchezza NON è insito solo nella cultura di una società, nel modo di pensare di un popolo. Ci ha visto bene, ad esempio, lo Stato che negli ultimi anni è riuscito ad incrementare le tasse sui proprietari di beni immobiliari. Ok, c’è chi possiede infinite proprietà e strutture storiche di ogni genere, difficile stabilire il numero di appartamenti in proprietà ai palazzinari ma un conto è chi fa del mondo dell’immobile la sua attività lavorativa. Un conto è chi possiede una misera casa per poterci abitare senza avere problemi. Con una casa sulle spalle nessuno può procedere allo sfratto per morosità, ma la domanda sorge spontanea: è davvero così proficuo l’acquisto di un’abitazione?

No. O per lo meno non se non si gode di solide basi economiche che permettono di sopportare le numerose spese che contornano l’acquisto ed il possesso di un immobile. Andiamo per gradi.

Il mutuo. Difficile oggi possedere liquidità per comprare un immobile. Facile invece accendere un mutuo che, se tutto va bene, durerà dai 20 ai 30 anni. Le banche possono concedere somme che ricoprono non più dell’80% del valore dell’immobile dovendo metterci di tasca propria il restante 20%. I tassi di interesse si dividono in fissi, variabili e misti ma è impossibile stabilire quali dei tre sia il migliore alle condizioni economiche attuali e future. Se si aggiungono le polizze obbligatorie contro incendi e morte da parte del mutuatario acquistare casa non sembra poi così conveniente, per lo meno se la situazione attuale non verrà modificata. La banca, legittimamente, chiederà di iscrivere ipoteca sull’immobile e pretenderà l’adempimento di tutte le rate. Pena l’espropriazione della casa. Ovviamente una serie di tutele sono riconosciute dalla legge qualora l’immobile sia considerato abitazione principale ma la cronaca di tutti i giorni è ricca di esempi che mostrano come tale tutele siano spesso inefficaci.

No. Acquistare casa potrebbe NON essere un buon investimento, soprattutto a livello di tasse. L’immobile rappresenta una rendita, ossia un valore attribuito seguendo specifici parametri che determinano l’appartenenza dell’abitazione ad una classe predefinita: si avranno così abitazioni signorili, ad uso civile, abitazioni rurali, villini, ville, case popolari, abitazioni di tipo ultra popolare, di tipo economico e così via e ad ogni comune è riservata la facoltà di stabilire un valore (sempre attenendosi a determinate regole) che costituirà la base per la definizione di una serie di tasse. Attualmente, quasi come se fosse lo zuccherino per addolcire la medicina, il Governo ha eliminato l’IMU sulla prima casa lasciandola in atto soltanto qualora l’immobile rientri fra le abitazioni definite di lusso (ossia case signorili, ville e castelli). Da non confondere il concetto di ”prima casa” con quello di ”abitazione principale” perché è solo in quest’ultimo caso che la legge stabilisce differenti agevolazioni.

Agevolazioni che, in realtà, lasciano molto a desiderare. Per incentivare acquisti e ristrutturazioni, interventi di efficientamento energetico e di adeguamento antisismico è possibile ottenere detrazioni fiscali. Tradotto in soldoni in sede IRPEF l’imposta da versare sarà ridotta per un ammontare pari al 65% della somma spesa per i lavori di ristrutturazione. Ottimo! Sosterrà qualcuno. Chi non è alle prese con rifacimento di bagni, tettoie, coibentazioni e l’acquisto di elettrodomestici per riscaldare o raffreddare casa? Quasi tutti, ma per accedere alle agevolazioni è necessario rispettare regole stringenti che si traducono in:

– tracciabilità della spesa, ossia i soldi pagati alla ditta che esegue i lavori devono essere versati mediante bonifico bancario e dietro una ricevuta fiscale che attesti l’effettivo costo compreso di IVA;

– prima casa ed abitazione principale sono due concetti che devono coincidere fra loro;

– alcune tipologie di lavoro non sono detraibili come invece lasciano supporre numerose pubblicità di aziende del settore.

In quest’ultimo caso, ad esempio, la semplice sostituzione della vasca da bagno non è detraibile, come non lo è il rifacimento del pavimento. Qualora l’intervento sarà finalizzato al risparmio energetico (ad esempio si ristruttura casa coibentandola e, contemporaneamente, sostituendo il pavimento) sarà possibile accedere alle agevolazioni per una soglia definita di anno in anno dalla Legge di Stabilità.

Diciamocela tutta. Siamo il Paese dell’economia sommersa e nonostante esistano esempi di pura onestà quante volte abbiamo chiesto noi stessi alle ditte di evitare la ricevuta per risparmiare sull’IVA. Non tutti sono favorevoli ai bonifici bancari e in molti prediligono modalità di pagamento differenteìi come assegni o contante per piccole somme. La tracciabilità diventerebbe un problema ai fini detrattivi disincentivando le spese per la ristrutturazione della prima casa.

No. Acquistare casa non è un vantaggio soprattutto se si vive in un condominio. L’appartamento ha un costo decisamente inferiore rispetto ad un villino con tanto di giardino e le spese condominiali spesse volte rappresentano un vero e proprio salasso. Escludendo le quote mensili per amministratore ed amministrazione dello stabile, rimane da pagare un’assicurazione (in molti casi obbligatoria) e tutte quelle pretese avanzate da inquilini scontenti che sfruttano la situazione per trarne vantaggio. C’è quello che inciampa nelle scale, quello che accusa muffa ed umidità a seguito dei lavori, quello che pretende un’illuminazione idonea nei parcheggi e chi vuole essere pagato per i rumori molesti del vicino dirimpettaio. Se la quota mensile dovesse risultare accettabile, perdere una causa contro l’inquilino significa sborsare migliaia di euro senza godere in alcun modo della tranquillità e della serenità che si cerca in una casa.

No. L’acquisto di una casa non è proficuo in quanto è la rappresentazione tangibile della proprietà di un bene di valore. L’art. 2740 del codice civile stabilisce che ”Il debitore risponde dell’ adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri […].”. Ergo il possesso di un’abitazione è garanzia dell’adempimento di qualsiasi obbligazione. Anche qualora non si sia stipulata per propria volontà. Un esempio? Si commette un reato a titolo di colpa e si riconosce la colpevolezza con sentenza passata in giudicato. Idem per le cause civili di inadempimento e, in entrambi i casi, il giudice può riconoscere il risarcimento danni. Se non si hanno soldi a disposizione sono due le strade da percorrere:

1) ricorrere al finanziamento per le spese giudiziali,

2) vendere casa per estinguere il debito.

No. Non è vantaggioso se ancora si ragiona con l’idea che il mattone ha lo stesso valore di un lingotto d’oro. L’oro è un bene rifugio, molto spesso volatile ma pur sempre un bene la cui vendita genera un guadagno. Stesso discorso non vale per un immobile il cui valore può crollare non solo a seguito di una crisi economica, quanto piuttosto in riferimento ad altri fattori:

anno di costruzione,

ubicazione (centro urbano, zona in espansione, area storica ma poco riqualificata, ecc…)

classificazione energetica,

obsolescenza,

presenza o meno di pertinenze

e così via. Una casa costruita venti anni addietro può non avere il medesimo valore di un’abitazione di nuova costruzione, realizzata seguendo i protocolli sulle normative antisismiche. Se poi si aggiunge la fatiscenza del palazzo e la scarsa manutenzione da parte del condominio è facile perderci piuttosto che guadagnarci vendendo il proprio immobile ad un prezzo anche il 50% inferiore rispetto a quello d’acquisto.
Ed allora, acquistare casa per viverci equivale a buttare i soldi?
Si, se non cambiano le condizioni attuali e se non si diffonde l’idea secondo cui una casa è un investimento e non un profitto nel lungo periodo.


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