La banca centrale è un istituto di credito che coordina tutte le varie banche presenti sul suolo nazionale di un paese. In realtà questo concetto si è ampliato con l’avvento della moneta unica, perché teoricamente una banca centrale sarebbe un istituto che realizza politiche monetarie valide per tutto il territorio su cui è diffuso quel tipo di moneta: ad ogni moneta dovrebbe corrispondere una banca centrale. Quando, ad esempio in Europa, vi era una moneta diversa per ogni paese, la banca centrale nazionale corrispondeva con questa definizione, perché in ogni paese vi era una e una sola banca centrale che governava le politiche sulla moneta di quel paese. Con l’epoca Euro, però, la banca centrale sarebbe teoricamente diventata solo la BCE, cioè la Banca Centrale Europea con sede a Bruxelles. Siccome il territorio da amministrare è davvero vasto e comprende decine di paesi, in ogni paese è presente la banca centrale nazionale di quel solo paese, che fa comunque capo alla BCE per le decisioni in materia di politica economica, ma che ha autonomia dal punto di vista della produzione della moneta. In Italia, per esempio, c’è infatti la zecca dello Stato che è deputata alla stampa della moneta che circola sul territorio italiano sebbene la valuta di questa moneta sia l’Euro, uguale per tutti i paesi: ogni paese provvede in questo senso alla stampa della propria moneta in base alle riserve auree.

 

Le banche centrali funzionano più che altro come organi di coordinamento di tutti i paesi con la stessa moneta, e instaurano rapporti direttamente con i governi dei singoli paesi. Se un paese si trova a rischio di fallimento ha bisogno di aiuto da parte della banca centrale per coprire determinati buchi di bilancio. Questa è l’attività principale delle banche centrali, ovvero la garanzia di finanziamenti per l’intera comunità, diversamente dal ruolo che le singole banche hanno sul territorio di ogni nazione: la singola banca è pensata per interagire direttamente con il cittadino e con le sue esigenze, a fronte di un regime monetario stabilito dalla banca centrale.

 

Storia e nascita del concetto di banca centrale

Quando è nato e come si è sviluppato il concetto di banca centrale? Fin dal Medioevo e poi nel Rinascimento si è iniziato a diffondere il concetto di banco come persona che può fornire una certa quantità di liquidità in prestito richiedendo poi degli interessi di restituzione. Ecco perché alcune banche italiane, come il Monte dei Paschi di Siena, risalgono addirittura al XV secolo.

 

I primi rudimenti di banche intese come istituti emissari di cartamoneta si ebbero però nel 1600. Dopo un tentativo fallito da parte della fiorente banca di Stoccolma, la prima vera emissaria di cartamoneta fu la Banca d’Inghilterra nel 1694. Questa società di investitori aveva proposto un prestito allo stato inglese, che aveva bisogno di risanare le proprie finanze dopo una sconfitta militare contro la Francia. Inizialmente scritti a mano, i tagliandi emessi dalla Bank of England diventarono standardizzati nella prima metà del XVIII secolo: ne venivano stampati in valore da 20 a 1000 sterline.

 

Anche in Francia e negli Stati Uniti ci furono dei tentativi di creazione di banche centrali di amministrazione delle finanze del paese. In Francia fu molto più difficile per via della lunga permanenza della monarchia assolutista, mentre negli Stati Uniti, nati come repubblica, venne fondato un istituto che tutelava le riserve auree del paese, emetteva monete e metteva il denaro a disposizione del governo per lo stanziamento di finanziamenti pubblici a determinati tipi di lavori.

 

Nel corso dell’Ottocento vennero poi fondate le banche centrali di tutti i paesi attualmente facenti parte dell’Unione Europea, in particolare di tutti quei paesi che pian piano guadagnavano o affermavano l’unità nazionale. In Italia il percorso fu più lungo perché l’unificazione dovette aspettare il 1861. Alcune banche periferiche come il Banco di Sicilia e il Banco di Napoli mantennero comunque un limitato diritto di emettere moneta fino agli anni Venti del Novecento. Da allora esiste una sola Banca nazionale d’Italia, con sede a Roma.

 

Qual è il ruolo delle banche centrali?

 

Uno dei ruoli fondamentali, ma non certamente l’unico, di alcune banche centrali è quello di emettere moneta sulla base delle riserve auree di un paese o di un’area caratterizzata dalla stessa moneta. Una banca come la Federal Reserve, per esempio, può fisicamente stampare la moneta, laddove la BCE non può fisicamente farlo all’interno delle proprie strutture. Questo dipende dal fatto che le due banche sono molto differenti tra loro, come si vedrà nel paragrafo dedicato ai confronti tra i due sistemi.

 

Un altro ruolo molto importante assolto dalle banche centrali è quello di garantire la stabilità dei prezzi fissando una soglia rigida per l’inflazione. La BCE ha scelto di tenere l’inflazione entro il 2%, mentre la Federal Reserve preferisce stabilire volta per volta la soglia massima di inflazione. I due ruoli di emissione di moneta e di controllo dell’inflazione sono indissolubilmente legati tra loro, perché più moneta circola più l’inflazione aumenta, cioè diminuisce il valore del denaro e il suo potere d’acquisto. Per questo motivo bisogna regolamentare rigidamente l’emissione di moneta e tenerla molto a freno nei momenti critici, per non far circolare troppe banconote che finirebbero con il diventare carta straccia.

 

Ancora un aspetto del controllo della moneta da parte delle banche centrali è legato alla leva dei tassi di interesse. La banca centrale, ad esempio la Banca d’Italia, presta denaro alle banche locali ad un certo tasso di interesse. A sua volta quel denaro viene prestato alla Banca d’Italia su disposizione della BCE. Le banche commerciali, quindi quelle che prestano soldi al cittadino o ne detengono le liquidità, non maneggiano perciò soldi propri, ma soldi presi “in affitto” dalla BCE. A quel punto è utile che la banca centrale stabilisca un tasso di riferimento che rimanga abbastanza basso, perché ovviamente è interesse delle banche commerciali prendere in prestito quanto più denaro possibile per darlo a propria volta in prestito alle persone che lo richiedono. Se i tassi sono troppo elevati, però, ecco che le banche commerciali riescono a prendere meno denaro, e quindi di fatto a garantire la stipula di meno prestiti e meno mutui, immettendo meno ricchezza nel sistema.

BCE e Federal Reserve, il prototipo delle banche centrali

 

La BCE e la Federal Reserve americana sono le due principali banche centrali che sono prese a modello per uno studio completo sul concetto di banca centrale.

 

Le due si differenziano moltissimo innanzitutto per lo statuto che le contraddistingue: la Federal Reserve (che si può chiamare anche brevemente Fed) è legata ad uno stato federale, ma comunque unitario, ovvero gli Stati Uniti. Gli USA sono l’unico paese al mondo ad usare il dollaro come valuta, quindi sul territorio statunitense di fondono i concetti di banca centrale come organo che amministra tutti i territori che usano la stessa valuta, e banca centrale nazionale come organo di amministrazione di tutte le banche commerciali presenti nel paese. Per questo motivo la Fed è indissolubilmente legata al governo americano, ed ha la possibilità di stampare moneta e dare direttamente la moneta al governo affinché ne faccia ciò che è utile.

 

La BCE, invece, amministra un’area che è unita dal punto di vista monetario grazie all’Euro, ma che è sottoposta a decide di governi paritari dal punto di vista del ruolo, e soprattutto indipendenti tra loro: l’Europa non è uno stato federale, ma un continente intero fatto di tanti stati sovrani. Questo determina il fatto che la BCE non è legata a nessun governo, e quindi non può sottostare alle esigenze di nessuno stato in particolare, magari stampando la moneta che serve a quello stato a discapito di un altro. Per questo motivo la BCE, per rimanere indipendente, ha delegato la stampa fisica di moneta ai singoli paesi che compongono l’area Euro. Nell’ultimo periodo sono comunque stati aperti dei dibattiti per ampliare i poteri della BCE e permetterle anche di stampare moneta.

 

Perché le banche centrali hanno assunto sempre più importanza?

Resta da chiedersi perché l’importanza delle banche centrali è cresciuta esponenzialmente negli ultimi centocinquant’anni rispetto al loro ruolo di prima: la risposta della pluralità della società, naturalmente, non basta.

Le banche centrali sono, infatti, fondamentali anche e soprattutto per i loro rapporti con i mercati azionari di tutto il mondo. Il controllo dei prezzi e dell’inflazione, infatti, condiziona irrimediabilmente anche la compravendita di azioni e beni nei mercati internazionali. In un passato non troppo distante, le banche centrali erano deputate al sostegno dei prezzi di ciò che veniva comprato e venduto, cioè ogni singolo paese con la sua banca centrale cercava di regolamentare il prezzo di tutto quello che veniva immesso sul mercato azionario sotto il nome di quel paese. Crollata, almeno in Europa, la divisione tra paesi dal punto di vista monetario, la banca centrale si è trovata davanti un vasto panorama in cui è diventato fisicamente impossibile sostenere e mantenere controllati i prezzi di tutto ciò che viene venduto. Per questo motivo c’è stato un aumento della volatilità dei capitali e un nuovo impulso all’aumento dei prezzi, che si moderano a vicenda solo in virtù della concorrenza del mercato e non per via del controllo di un organo centrale.

 

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