The Wolf of Wall Street – la vera storia di Jordan Belfort

The Wolf of Wall Street – la vera storia di Jordan Belfort

La vita è un universo di possibilità e quello che oggi appare irraggiungibile magari domani sarà a portata di mano.

La trasformazione repentina degli stili di vita e dei modi di agire comportano delle rivoluzioni in campo economico, in quanto determinano i prodotti da comprare, i vestiti da indossare o i cibi da mangiare. Se solo si analizzassero attentamente le piccole abitudini degli individui si comprenderebbe molto delle tendenze e del modo in cui le aziende le utilizzano per monetizzare.

Il business è ovunque, in quanto tutto è potenzialmente uno strumento per ottenere successo, basta essere preparati ed essere pronti ad agire, magari con un’idea che per tutti appare stupida ma, in realtà, è in grado di cambiare il mondo.

Leggendo le biografie di coloro che, in qualche modo, sono rimasti nella storia, emerge un dato molto importante: la caparbietà. Nessun obiettivo può essere raggiunto senza sforzo o sacrificio, è come se un atleta pretendesse di vincere i 100 metri senza allenamento: impossibile.

Il talento di base è importante, accompagnato a quell’intuito che consente di fare la scelta giusta ma, oltre a questo, è necessario lo studio e il duro lavoro. Purtroppo la società odierna mette in luce dei personaggi che raggiungono le vette della notorietà con poco, non per reali meriti o qualità ma per pubblicità o diffusione virale.

I social network, in qualche modo, hanno agevolato l’ascesa di individui che in realtà hanno ben poco non solo da dire, ma anche da offrire alla collettività. Chi invece è spinto da altri principi, perché desidera raggiungere un obiettivo non semplicemente con l’intento di far soldi o di essere famoso, tende ad agire diversamente, partendo innanzitutto dalla sua preparazione.

La scuola, come è evidente, non è sufficiente per ottenere il bagaglio di conoscenze necessario per la realizzazione futura ma, proprio per questo, deve essere interpretata come lo strumento preliminare per avere delle basi, da integrare anche con una conoscenza e curiosità personale. Lo studio delle lingue straniere, l’utilizzo dei mezzi informatici, la lettura di libri e quotidiani costituiscono delle azioni imprescindibili per la realizzazione futura, indipendentemente dal settore in cui ci si vuole orientare.

Il nome Jordan Belfort, ai più può non dire molto, ma la sua storia insegna che, con impegno si possono raggiungere dei traguardi inimmaginabili e anche quando si sbaglia si può trovare il modo per riparare e dare un nuovo senso alla propria esistenza.

La sua storia era conosciuta solo dagli addetti ai lavori ma, grazie al film con Leonardo Di Caprio, tutti hanno avuto modo di comprenderne la personalità in uno spaccato di vita americana che ha attinenza con la vita quotidiana di molti.

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I primi anni di Jordan Belfort

Jordan Belfort nasce a New York, da una famiglia di origine ebraica, nel 1962, trascorre infanzia e adolescenza nel quartiere Queens, un sobborgo popolare molto caratteristico. Nella sua formazione la sua famiglia ha un ruolo fondamentale in quanto, proprio dai genitori, entrambi contabili, ha potuto capire la passione verso il mondo dell’economia e della finanza. Le famiglie ebree, nonostante pienamente integrate nel tessuto di New York, vivevano comunque un pò isolate rispetto alle altre minoranze in quanto si dedicavano ad usanze differenti e a modi di vita diversi.

L’educazione del giovane Jordan è improntata nel rispetto dei dettami della religione, infatti sin da piccolo frequenta la sinagoga e si dedica allo studio delle sacre scritture. I genitori, molto impegnati lavorativamente, non hanno tanto tempo da dedicargli, dunque il ragazzo trascorre la sua infanzia con i nonni e ama giocare davanti casa insieme ai suoi amici.

E’ un ragazzo molto estroverso e ama fare amicizie ma, durante la giornata, cerca sempre di dedicarsi allo studio e alla lettura. Il nonno è un grande lettore di libri di avventura e, prendendo ispirazione, si immerge nelle avventure di Melville o di Salgari e sogna ad occhi aperti.

Studia con profitto, infatti gli insegnanti sono felici del suo impegno e, benché sia il più bravo della classe, aiuta sempre gli altri e non ha atteggiamenti di arroganza, per questo è circondato sempre di amici. Non eccelle nello sport ma, proprio per stare in compagnia gioca a basket nei campetti vicino casa e partecipa ai tornei organizzati dal rabbino. La sua infanzia e adolescenza scorrono senza intoppi.

 

L’università e i primi lavori

Jordan, grazie al suo talento, vince una borsa di studio e si iscrive all’università di Washington, alla facoltà di biologia. I risultati positivi non si fanno attendere ma, è proprio durante questo periodo che matura in lui la passione per l’economia e la finanza in quanto, per non gravare sulla famiglia, inizia un’attività di broker che prosegue anche dopo la laurea, abbandonando completamente le materie scientifiche.

La sua carriera parte come collaboratore in piccole società per poi passare al suo primo lavoro importante presso la L.F. Rothschild, uno degli istituti bancari più importanti d’America. Jordan acquisisce nuove competenze, approfondisce alcuni settori specifici e si interessa al campo degli investimenti, per curiosità personale e perché mosso dall’istinto, è consapevole di volere intraprendere un percorso autonomo.

Improvvisamente, la banca per la quale lavora ha un tracollo che la porta al fallimento, rimane dunque, insieme a molti altri colleghi, senza impiego ed è proprio quello il momento in cui decide di porre in essere il proprio progetto imprenditoriale.

 

Stratton Oakmont

Il salto nel buio di Jordan Belfort avviene con la fondazione della Stratton Oakmont, una società che vende azioni, dal dubbio profitto, via telefono. Il business assume una connotazione illegale in quanto, sfruttando le competenze maturate durante i suoi precedenti lavori, vengono proposti ai clienti degli investimenti su azioni di piccole società che comportano dei grossi rischi, dei quali gli stessi investitori non venivano informati. Per questa ragione, l’alto tasso di rischio a carico degli ignari clienti, comporta un enorme guadagno della società che, già nel giro di qualche anno, triplica gli introiti, passando da un piccolo ufficio con una singola utenza telefonica ad un mega loft, arredato magnificamente, presso uno splendido grattacielo, con ben 1000 broker e un team di segretarie, collaboratori e stagisti.

Jordan Belfort, considerato anche oggi, uno dei migliori broker di tutti i tempi, diventa uno degli uomini più ricchi d’America, cambiando totalmente stile di vita. Come accaduto anche a molti altri grandi, cade nella droga e nell’alcool, perdendo il controllo di se stesso, viene coinvolto in brutte vicende di criminalità e la sua favola arriva ai titoli finali.

Il successo della Stratton Oakmont viene spezzato da una squadra speciale di detective newyorkesi che, per ben un anno, indagano per frode e riciclaggio, due reati molto gravi per il sistema giudiziario statunitense.

Dopo intercettazioni ed appostamenti, nel 1998, dopo 10 anni dalla fondazione della sua società, Jordan Belfort viene arrestato e trascorre 22 mesi in una prigione federale.

 

La collaborazione con l’FBI

Il periodo di prigionia è vissuto molto male da Jordan Belfort che, abituato al successo, alla vita sregolata e a fare tutto quello che vuole senza limiti, vive con sofferenza questa limitazione della libertà, pertanto si chiude sempre di più in se stesso, evitando contatti esterni.

La psicologa del carcere, che lo prende in cura, gli suggerisce di tenere un diario sul quale esprimere le sue sensazioni ed emozioni, in modo da comprenderle e, con il suo aiuto, razionalizzarle. Questo diario si trasforma in un racconto dettagliato di tutta la sua vita e la sua esperienza nella società Stratton Oakmont, con nomi, dati e riferimenti a tutte le persone truffate. Non solo un libro di memorie ma una sorta di confessione sul proprio operato che ha condotto in disgrazia migliaia di persone, che hanno perso il totale 200 miliardi di dollari.

L’FBI, decidendo di approfondire molti aspetti oscuri della vicenda, propone a Jordan Belfort di collaborare offrendo un consistente sconto di pena. Da semplice carcerato si trasforma nuovamente in collaboratore del governo, dando in visione i propri appunti che si dimostrano utilissimi per il raggiungimento della verità.

La collaborazione con l’FBI non si ferma semplicemente con il caso Stratton Oakmont che lo riguarda, ma per molti altri, infatti assume le vesti di collaboratore per le vicende riguardanti reati finanziari, truffe e frodi ai danni del consumatore. Grazie al suo lavoro, questa volta dalla parte della collettività, Jordan Belfort acquista nuovamente la libertà e può pensare a reinventarsi e darsi un nuovo scopo, imparando dagli errori del passato.

The Wolf of Wall Street

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Gli appunti di un diario vengono approfonditi e definiti, pubblicati sotto forma di romanzo, The Wolf of Wall Street, la storia del lupo di Wall Street, un broker brillante di belle speranze che, per raggiungere l’obiettivo del guadagno, ha calpestato miseramente i valori che ha imparato da bambino, facendo soffrire ingiustamente molte persone.

Il libro, proprio come un romanzo pedagogico, diffonde un insegnamento importante, ossia di non perdere mai di vista i propri principi morali per inseguire una prospettiva di successo, seppur molto allettante. Jordan Belfort in qualche maniera rappresenta l’esempio di come la vita possa prendere dei percorsi strani, fare dei giri per poi tornare al punto di partenza, quasi come se volesse offrire una seconda chance.

Il film, interpretato magistralmente da Leonardo Di Caprio, mette in evidenza proprio la potenza del perdono e il desiderio di riscatto in seguito alla comprensione dell’errore commesso.

Oggi il lupo è una persona diversa che dedica la sua vita ad aiutare gli altri.


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